La quinta parete e 1335 parole

scritto da Francesco Giardina
Scritto Ieri • Pubblicato 15 ore fa • Revisionato 11 ore fa
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Autore del testo Francesco Giardina
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Passerò solitario è un sintagma nominale inventato dal genio di Bergonzoni Alessandro. La poesia è però mia.
- Nota dell'autore Francesco Giardina

Testo: La quinta parete e 1335 parole
di Francesco Giardina

STAMANI HO FATTO UNA PIEGA TRA LE DITA. MI SONO MESSO A DIETA, ACCARTOCCIATO AD UNA DIVINITÀ IMPERCEPIBILE, E SEMPRE PIÙ GRANDE LA PIEGA DIVENTAVA BRUTTA  PIAGA. EDITA PERON. MI DISSE SCRIVI TUTTO.

<>.

STAI ORDINATO A PERPENDICOLORE, AFFERRA MENTE E SEDIMENTA INDOLORE, SII ASCISSO  E ASCESSO AL CIELO. NON TEMERE NON TI TEME NESSUNO.

Ero in orto-agonia, moribondo asceso alla mia carne. Giardinibalismo pubblico.
PUBBLICA! Mi ordinò.  

Sono tornato appena in tempo per l’incubo che ora vi dico. Salvo per un pelo, sceso giù da un pero, dove stavo appeso come un però. Peròppompo' Però peron.

È stata solo una doverosa premessa che dovevo solo ai lettori più  coraggiosi, di modo che potessero restare soli. Una preselezione naturale. Inizio così da ora ardire e da buon narratoneta vi imbarco in questa mia onirica maratona. Alla fine della poesia sarete davvero in pochi. Only the brave. Solo i motorizzati Audi, gli audaci.

 

 

:(Edita peron), dio del sogno sintagma sigma, mi fece dire mentre disse che lo scrivevo io:

Siamo vecchi, obsolenti, passati troppo velocemente dalla notte dei tempi.  Partecipi ma non più presenti. Otto miliardi da remoto fino a Re Mida, da re mitici a eremiti. Che manco il mattino alloro imbocca. E non perché manchi l’avena poetica.

Particìpi presenti del non più  fu perché ora appartenuti del funti; di punti e di pinti; de finti perché coi numeri siamo stati da sempre bravi. Siamo il circo dentro al circolo 67, ne sappiamo una più del diavolo. 67, non otto biliardi in più né otto miliardi meno. Miriadi di biglie, triglie e neonati nonnati, tonnati e desti nati; foglifigli, figli e foglie, eco femmine e comaschi. Da per tutto= sempre.  Emiliane e alabardate, longobardi e peloritani. Usciamo coi sandali, e, se c’è sole, a volte anche con le pinne fucili ed occhiate. Pesci lessi, accompagnati da tanti pesci cani letti. Me compreso. Praticamente nati già colla camicia stirata al collo, strozzati come olive ascolane, a scolare e prescolari di picernobyl, vascolarizzati come al’unni vikinghi e vandali, stiamo appiccicati dietro la lavagna gastrica. Faccia al mulo. La lava è  radioattiva, siamo contemporaneamente la bella labestia e la lavandaia cattiva. Infartuati e incartati in cave chiuse, scoppiati come cozze, infatuati da vene boomer, pregnati vetusti, già da dentro la placenta ventra. 

Benvenuti al reparto mancologico de la voce monca. La neonatologia sinistra delle parole morte.

Embrionasciamo tutti così: seri, serie e seriali; messi seriosi in fila da donne incinte. Sere gravide con una serie di tramonti aborti, si vive di parole non dette eppure già viste.

Ci sforniamo da soli 24 ore al giorno, acqua 24, come riviste; clonicomi e rivisti. Solicomi nosocomici. Paranoici e Diseredati, come disidratate pagine,  riedicole mandate al macello della ristampa quotidiana, senza alcun carattere, un we are the word in bianco. Da secoli e trasecoli si Perpetua questo Non Abbondo. Prosecoli e prosecchi, aridi di dissionari, missionari senza vocazioni né vocalizzi ed Evocandidi del silenzio: tanti auguri e cin cin. E pire Cin Cina e Cincinnati, sarete castrati come puttane vergini blindate. Perché la satira è satura, il grott’esco dai nastri dei ciel è stato scartato, erase; uscito dal cancello, eraso  il filo è rimasto solo un indecoroso  incanto ma senza la sorpresa, dopo la morte, si muove ancora, dentro un certo senso, la Parola.  
È l’assurditanza psicologica del vostro manifesto orgoglio ad aver perso il filo del discorso. I violenti controsensi hanno  abiurato la ragione che, rivoltatasi in piena guerra,  ha consegnato le armi del colmo al disarmo del nonsenso.  L’assuefazione da psicofarmaci d’autore non più autorizzati ha portato in senno un frutto marcio, e pure un conto e un chicco, ed anche un seme e  un caffè ristento: lasciate la mancia gradita alle parole che vi hanno servito. Il menù latita, fa quasi pietanza vederlo così morto  senza che fu per morte legale la sua dipartita sorte. Rassegniamo le omissioni ( adesso Edita, mi fa parlare al plurale). Siamo legati dalle mani ai  piedi: non abbiamo più dove andare senza parole.

I nostri figli sono fogli del neologismo ma non possono più dirlo a mondo loro. Non possono più dire niente. Prenascono a vagiti uguali, avagiti senza pianto e avagine senza parto.

( Mi chiede, lui per me)

È stato detto? Pure questo?

(Risponde lui, Dio Peron in persona)

Signorssì Signor Giardina. È stato detto tutto; tutte le cose serie, tutte le cose possibili e impossibili. Visibile e invisibile. Credo sia un credo diverso ma già visto. Tutte le cose poetiche, persino le minchiate: finite, chiuse per ferie, e per lutto il giorno rideremo a squarciancora, che finalmente  la fine oramai è lontana.

Ma cosa ci diremo mai? E come ce lo diremo? In che lingua? Di mare, di male. Istmo, mi piace, è una bella parola, forse è quel pezzetto rimasto. Filosoficamente, e non.  

Avete reinventato anche il nulla non creato; avete assemblato il materiale e l’ immateriale, la dispensa  dell’indispensabile, il dispenser dell'artificiale e del reale; tant’è che oramai è Automatico tutto, persino che  l’ultimo vostro commiato fosse scritto da  un laico e aulico ai. Ano lessico e pure non anoleggio.  Il retto non è più retto e l’iniquo imperpendicolato. Il possibile è morto probabile, e l’improbabile sopra vive ma sotto sotto muore perché si sotto e si stima, si stema la conta, si sottostima la dismisura, e la cappella crepa cupa, cupola e si disfera. E quel che è peggio, l’impossibile non se ne dispera  perché lo hanno ucciso prima della Parola, e dopo averlo resuscitato, senza farlo manco fiatare,  gli hanno dato il benservito,  dicendogli che era già abbastanza miracolo per essere invisibile ai morti.

Invivibili parole, indicibili.
Ministeri dalla poca e incredula fede.

Dunque, di cosa vuoi parlare? Puoi solo inventare un nuovo corso di t’aglio olio e cucito in esperanto, sperando che a qualcuno venga in mente di chiamarlo Capitan Peperuncino. Oppure andare dal Barbiere di Siveglia, o magari di lirica  bisbiglia. O magiari oppure Bulgari, odi visiviglia: fate voi, io non sono le fate. Così, in tale modo, potremo solo una moda tanto per dire; tanto per dare un sussalto, uno scossoio, un Sissilabare, sussurlandolo a gran croce, con eleganza e in dolce stol novo, vestirsi Armeni. E fendi e offendere. Poesia e pirateria sfilata, epilessia e catalessi su di un collassato tappeto rosso. Andrete pure gridando: Morganaaa, dove 6? Che dove sogno le 7 meraviglie se ne son raccontate di mille colori, più di otto miliardi. Erano dipinte come il G8 di Giotto. Digiotto prepotenti e gli altri nullatenenti. E Insomma, puoi solo questo tipo di minchiate mezzenuove e mezzeNo.

Vuoi una nuova poesia? Sì, ma te la faccio a sei facce decubiti: il culo dei cubik e dei princirimpianti. O vuoi che la dedichi ai quadri mestrui delle pittrici maestre? Oppure ai pagetti e alle pagelle? Perché è ovulare o volare, che il vuoto di castità elevato dai coglioni è alla meno siesta: potenza negativa, o meglio, impotenza positiva.
La poesia è alla fine.
Abbiate Grasso, ci vediamo lì e portate pazienza ci teneva tanto a sentirla. 

Abate con vento e fez,
copritevi di tanta fedez,
la tiara è cialda
e la magra è tanta. Che dire, Cheddira.
Joe chiamate lui.

Frank, Te lo dico criptato
e a codice hashish,
dato che il quantico delle creature
me lo hanno già rubato.
Sarei Stupefacente e pure in endecadentesillabo.
Ma non potreste scrivere altro..
Vi sono rimasti gli spiccioli pensanti: della creazione, dell’unisex e dell’universo.
Tanto, della Parola,
sia io che voi,
non sapremo più come e cosa disfarcene.

1 settembre, ora più ora meno.


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Ecco invece il mio Post adc.
Scriptum dopum il sognum; 

È più o meno l’ora di alidicarta.

Titolo: La danza.

In natura, la parata nuziale è una selezione spietata: un passo falso e la femmina ti scarta. Infatti, in molte specie animali, i maschi eseguono spesso una danza di corteggiamento per sedurre le femmine. In natura è facile che sia così. Facile ma non per l'uomo. Se anche la razza umana avesse seguito questa consuetudine, ben presto si sarebbe estinta. Una parata nuziale che avrebbe certamente evitato il 90% dei matrimoni e abbattuto più dell'89,99% degli accoppiamenti. Estinta o distinta? Agli hardware e ai software l’inebetita sentenza.

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Ah la poesia,
vero.. quasi me ne dimenticavo.
Eccola.

Titolo: Passerò solitario.

Passerò solitario
Cambiando modo, accento e poesia:
Passerò da stormo a Leopardi.

Passerò solitario
dal futuro all’infinito
dal gerundio, danzando kuduro.

Passerò solitario.
Nel frattempo che succeda qualcosa sarò il mio mentre
il mio mantra
e dell’alanguardia
finalmentre sarò solo l’ala destra
del padre del foglio
e dello spirito firmato aquarzo.

Passerò solitario.
Oscillato fuori dal tempo..
Ingerundio
Ingerendo
e indi venire participio passato
e, ad ogni modo, sorvolato
 

Passerò solitario
Daccapolavorando

 

 

La quinta parete e 1335 parole testo di Francesco Giardina
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